Abbadia di Fiastra
Anfiteatro Romano
Anfiteatro Romano - Banchetto dell'Antica Roma
Piazza Garibaldi
Museo Archeologico Statale
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Urbisaglia

-Abbazia di Chiaravalle di Fiastra
L'abbazia venne fondata nel 1142 dai monaci cistercensi provenienti dall'abbazia madre di Chiaravalle di Milano.
L'abbazia di Chiaravalle di Fiastra venne fondata nel 1142 dai monaci cistercensi provenienti dall'abbazia madre di Chiaravalle di Milano. Nei tre secoli successivi l’Abbazia si sviluppò sia dal punto di vista religioso, con il fiorire di numerose vocazioni, che da quello economico, grazie a lasciti e donazioni da parte di privati e di signori feudali. Nel 1422, all’apice della sua potenza economica e spirituale, l’Abbazia venne saccheggiata da Braccio da Montone, capitano di ventura e Signore di Perugia. Persa in conseguenza a ciò l’autonomia, l'Abbazia venne prima affidata a cardinali commendatari, che restaurarono il chiostro e la chiesa, poi ai Gesuiti, che gestirono i beni dell’Abbazia costruendo magazzini, stalle e case coloniche. Nel 1773 l’Abbazia venne ceduta alla nobile famiglia Giustiniani Bandini, che edificò sul lato sud del monastero un ricco palazzo. L’ultimo dei Giustiniani Bandini, morto senza eredi nel 1918, lasciò tutta la sua proprietà ad una fondazione agraria intestata. I monaci cistercensi sono ritornati all’Abbazia di Fiastra nel 1985, e nello stesso anno è stata istituita, sui 1.800 ettari di proprietà della Fondazione Giustiniani Bandini, la Riserva Naturale Abbadia di Fiastra. Chiesa La chiesa è a croce latina a tre navate. Misura 70m di lunghezza, compreso il portico, e 20m di larghezza. Le volte della navata centrale, alta 25m, erano originariamente tutte a crociera come quella della prima campata vicino alla porta e quella del presbiterio. Ora invece mostrano la copertura a capriate da quando l’Abbazia fu saccheggiata da Forte Braccio da Montone nel 1422. Lo stile della chiesa esprime in modo autentico le sue caratteristiche di povertà, semplicità, essenzialità tipiche dell’ordine cistercense. Unici motivi di decorazione i capitelli, tutti diversi fra loro, e i due rosoni che illuminano la chiesa da est e da ovest. Dalla metà del XIV secolo la chiesa venne arricchita con alcuni affreschi, fra cui una Madonna col Bambino (ultimo pilastro a sinistra) della scuola dei fratelli Salimbeni, e una Crocifissione attribuita al Folchetti (abside). Per la costruzione della chiesa venne usato molto materiale edilizio prelevato dalla città romana di Urbs Salvia. Di particolare importanza all’interno dell’abside un’ara pagana, attualmente usata come base per l’altare. Refettorio dei Conversi. Il refettorio dei conversi è caratterizzato dall’uso massiccio e particolarmente creativo del materiale prelevato da Urbs Salvia: i sette sostegni centrali, infatti, sono capitelli, fusti e basamenti di colonne romane, tutti diversi fra loro. Giardino e Palazzo Giustiani Bandini. Il palazzo Giustiniani Bandini fu edificato, all’inizio del XIX secolo, su disegno di Ireneo Aleandri, architetto autore dello Sferisterio di Macerata. E’ in stile neoclassico e conta circa 200 stanze. Il giardino antistante il palazzo rappresenta un raro esempio, per il Maceratese, di giardino all’inglese: lo ornano lecci secolari ed una rara quercia da sughero. Chiostro. Simbolo della vita monastica, ha la forma di un grande quadrato di 37m per lato. Nelle sue forme attuali è frutto della ristrutturazione operata alla fine del XV secolo. Pozzo e cisterna. Al centro del chiostro si trova un pozzo ottagonale in pietra e mattoni, sovrastato da una struttura in ferro aggiunta dai Gesuiti. Il pozzo era usato per attingere acqua dalla cisterna sottostante, all’interno della quale confluiva l’acqua piovana. Prima di affluire alla cisterna, l’acqua percorre un sistema di decantazione e filtraggio. Cellarium. Il Cellarium era usato dai monaci conversi ed era adibito a magazzino e deposito. Il Corridoio che si trova fra il chiostro e il Cellarium permetteva ai conversi di raggiungere la chiesa attraverso una porta (attualmente murata), senza dover passare per il chiostro, riservato ai monaci di coro. Sopra il Cellarium era collocato il dormitorio dei conversi (ora utilizzato come sala convegni). Sala delle Oliere. In questa stanza si conservava l’olio d’oliva prodotto dall’Abbazia. Per favorire un’adeguata pulizia della stanza il pavimento fu realizzato in pendenza (a terra sono ancora visibili i fori per l’eliminazione dell’acqua), mentre il canale sotto il muretto (sul quale venivano collocate le grandi brocche piene d’olio) convogliava l’olio in appositi pozzetti nel caso di rottura di un recipiente. Raccolta Archeologica. La Sala delle Oliere ospita una raccolta di reperti archeologici provenienti da Urbs Salvia e portati alla luce durante varie campagne di scavo effettuate per conto della famiglia Giustiniani Bandini a partire dalla fine del ‘700. I documenti epigrafici costituiscono il nucleo più importante di questa raccolta. Da notare i ritratti di Augusto e Druso Maggiore, in mezzo ai quali è collocato un donario dedicato agli dèì e alle dee di Urbisaglia. Capitello Ionico. Guardando alla base del muro della chiesa, si può scorgere, fra le altre pietre, un capitello ionico capovolto proveniente da Urbs Salvia. Le Grotte. Erano le antiche cantine dell’Abbazia. Coperte con volte a botte e a crociera, si snodavano sotto il pavimento della chiesa fino a raggiungere una profondità massima di 5,73 metri . Sala del Capitolo. I monaci si radunavano qui ogni mattina. Prima si leggeva il martirologio, poi un capitolo della Regola di San Benedetto (da cui il nome della stanza). La sala è divisa in sei campate quadrate con volte a crociera, sostenute da due colonne romane che furono successivamente rivestite di mattoni (all’interno della colonna a destra dell’entrata è possibile vedere la colonna romana).
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Indirizzo Abbadia di Fiastra
approfondimenti
-Acquedotto
Presenta le pareti in opera laterizia ed il cunicolo a volta. Ha pareti rivestite da cocciopesto idraulico ed una capacità massima di mille metri cubi d'acqua. La cisterna è articolata su due vani lunghi 51 m., larghi m.4.20.
Data costruzione: 1854
-Anfiteatro
Struttura di origine romana, la cui arena tuttora utilizzata per rappresentazioni teatrali misura nell'asse maggiore 93,5 m. e in quello minore 71,5 . Il muro perimetrale (circuitus) è abbelito da nicchie semicircolari destinate ad ospitare statue.
In riferimento all'immagine: A) Ingressi all’arena, che in origine erano coperti a volta. Di qui entravano i gladiatori e le processioni che precedevano i giochi; B) Arena. L’antico piano dell’Arena è situato a circa un metro di profondità rispetto a quello attuale, e non risulta che sotto di esso vi fossero gallerie e locali di servizio. Al contrario di quanto spesso indicato non vi sono attualmente elementi per supporre un suo uso per le naumachie, cioè per le battaglie navali; C) Condotto di immissione dell’acqua per la pulizia dell’arena; D) Condotto per il deflusso delle acque per la pulizia dell’arena. I due condotti per l’afflusso e il deflusso dell’acqua sono coperti a “cappuccina”; E) Cavea. Destinata agli spettatori, era formata da due o forse tre ordini di gradinate: probabilmente quella inferiore con i posti d’onore per i dignitari dello stato, quella mediana per i cavalieri. Quella superiore riservata ai plebei, alle donne e agli schiavi. Alla cavea vi si accedeva attraverso 12 vomitoria, coperti con volta a botte, che portavano direttamente alla gradinata inferiore, ed attraverso una serie di scale poste al di sotto di un corridoio anulare che circondava tutta la struttura; F) Porta Libitinense (da Libitina, dea della morte). Era la porta da dove venivano fatti uscire i morti o i moribondi al termine dello spettacolo; G) Opus reticulatum mixtum; H) Muro esterno: presenta in vista una serie di grosse nicchie cilindriche e di speroni di cm 60 di spessore. I nicchioni si comportano come dei veri e propri archi orizzontali, che trasmettono la spinta della terra, per mezzo degli speroni, sui pilastri esterni. Le nicchie, probabilmente ornate da statue, sono occupate modularmente da rampe di scale per l’accesso al piano superiore. Si rileva con una certa frequenza la mancanza del rivestimento esterno che rende visibile il nucleo cementizio interno poiché i mattoni vennero prelevati in epoca medievale anche e soprattutto per la costruzione del borgo di Urbisaglia e dell’Abbazia di Fiastra; I) Basi dei pilastri. Resti dei pilastri sui quali poggiavano le strutture dei piani superiori dell’edificio e che nello stesso tempo costituivano un ampio porticato esterno. Le fondazioni dei pilastri erano legate a quelle del muro perimetrale da una serie di diaframmi in muratura, che rivelano l’impiego di un ingegnoso procedimento costruttivo.
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Data costruzione: 75-76 d.C.
-Chiesa del SS. Crocifisso
E' questa una delle Chiese di cui difettiamo maggiormente di notizie, per quanto la sua edificazione sia di data relativamente recente. Forse esse andarono perdute insieme a molte altre, non meno interessanti, nella soppressione degli ordini religiosi del 1810 e 1860. Ad ogni modo i documenti ci fanno certi che verso il 1500 esisteva fuori delle Mura di Urbisaglia un "sacellum" o cappellina dedicata al SS. Crocefisso.
Si ha memoria di una Chiesina, le cui dimensioni sono tuttora visibili, che il Sig. Carlo Nisi (1900) trovò scavando nel suo giardino, in cui fu rinvenuta anche una "Via Crucis" in pietra che, come già tanti altri oggetti di pregio, esulò dal nostro Paese. La notata vicinanza e la "Via Crucis" fanno pensare che quello possa essere stato l'antico "sacellum", di cui ci parlano gli Atti di S. Visita del 18 Ottobre 1581. In questi però non si fa punto menzione dei Religiosi del Terzo Ordine Regolare di S. Francesco, che risiedettero nel vicino Convento; anzi vi si asserisce che certo danaro di proprietà di quell'oratoria era custodito da un tal Valentini Sante; cosa questa assolutamente impossibile, se il luogo fosse stato di una comunità religiosa. I primi cenni della presenza in Urbisaglia del Terzo Ordine Regolare di S. Francesco si trovano solo il 6 Gennaio 1618, e forse nel Luglio 1606. La venuta, quindi, di quei Religiosi e la costruzione del loro Convento e Chiesa attuale, non potendo questa essere l'antico "sacellum", vanno posti verso il 1600. I Religiosi risiedettero qui fino al 1860, in cui avvenne la loro soppressione e l'ultimo di essi, che vi dimorò quale Sacerdote ufficiale della Chiesa, rimasta aperta al culto, fu il R.P. Alfonso Deminicis di Massa Fermana, qui morto il 20 Settembre 1895. Il Convento, con l'annessa Chiesa ed orto dell'Amministrazione del Fondo per il Culto, fu ceduta al Municipio di Urbisaglia il 10 Agosto 1868 a rogito del Notaio Pasquale Cecchi.
approfondimenti
-Chiesa della Madonna della Maestà
La chiesa chiamata anche S. Maria del Massaccio di aspetto modesto, con porta rinascimentale. La cappella incorpora un'antica edicola ricavata sui resti di un manufatto romano. Fu edificata in riconoscenza alla Vergine per aver liberato dalla peste.
La chiesa di S.Maria del Massaccio, o chiesa della Maestà, è dal punto di vista pittorico il gioiello più notevole di Urbisaglia. Il nome di Maestà le deriva dall’omonima denominazione che designa le edicole sacre poste vicino alle strade. In questo caso l’edicola fu ricavata su un rudere romano, forse un imponente monumento funerario, ancora ben visibile all’esterno. Secondo la tradizione in questo luogo, nell’anno 1429, apparve la Madonna : in cambio della costruzione di una chiesa in suo onore ella promise la liberazione dalla peste che imperversava in quel tempo ad Urbisaglia. All’interno della chiesa le figure ricorrenti negli affreschi ed i numerosi ex voto sembrano avvalorare l’ipotesi che la costruzione della chiesa sia legata ed una epidemia di peste. La quasi totalità degli affreschi infatti furono realizzati per grazia ricevuta e per invocare l’intercessione dei Santi protettori dalla peste (Santi Sebastiano e Rocco). Le immagini, che furono fatte dipingere a scopo devozionale, ripetono gli stessi temi e gli stessi schemi iconografici, mettendo in evidenza la firma del committente piuttosto che quella dell’autore (sono firmati dall’autore soltanto il San Sebastiano dipinto di fianco alla Vergine all’interno dell’abside e la Sacra Conversazione sulla parete Nord). Parete Sud: - Gruppo di tredici ex voto. Dipinti sugli spazi rimasti liberi nelle pareti, seguono uno schema fisso: la Vergine con il Bambino assistono da una nube coloro che li invocano; - Crocifissione. I personaggi ai piedi della croce recano ciascuno uno strumento del martirio (chiodi, lancia, canna con spugna e tenaglie); - Pietà attribuita a Stefano Folchetti di San Ginesio; - Affresco quasi completamente illeggibile, riporta in basso piccoli devoti in preghiera che richiamano l’iconografia della Madonna della Misericordia; - Madonna con Bambino e Sant’Anna; - Madonna del Soccorso con San Nicola da Tolentino. La scena è legata alla novellistica medievale: la mamma promette il figlio particolarmente vivace al diavolo, ma quando questi viene a prenderlo, ella invoca la Madonna per non consegnarlo. Questo affresco ritrae la Madonna in atto di cacciare il diavolo con un bastone, la madre inginocchiata che invoca soccorso ed il bambino spaventato. La perdita di colore della figura del diavolo non appare casuale, piuttosto sembra indicare una precisa volontà di cancellarlo; - Madonna con Bambino e i Santi Rocco e Sebastiano. Questo affresco, come rivela l’iscrizione ai piedi della Vergine, fu commissionato da due persone: uno fece dipingere la Madonna col Bambino, l’altro i due Santi; - Gruppo di quattro ex voto. Nel secondo da sinistra la presenza di un monaco bianco lascia pensare ai monaci cistercensi dell’Abbazia di Fiastra. Nella nube, insieme alla Madonna, compaiono San Sebastiano e San Rocco; - San Rocco. Vissuto nel sec. XIV, protettore dei pellegrini e degli appestati, viene raffigurato con l’abito del pellegrino caratterizzato dalla corta mantella. Egli mostra un bubbone della peste sulla coscia: era il primo segnale della malattia; - San Sebastiano. Vissuto nel III sec., venne condannato a morte a causa della propria fede tramite il supplizio delle frecce. Sopravvissuto alla pena, fu successivamente flagellato a morte. La sua figura è legata alla peste perché per sua intercessione fu debellata la pestilenza del 680 a Roma; - San Rocco. L’affresco, come quello di San Sebastiano sulla sinistra, ne ricopre un altro dello stesso soggetto; - Madonna in trono con Bambino e i Santi Rocco e Sebastiano. Parete Ovest: - Madonna con Bambino e i Santi Sebastiano e Rocco; - Santo Stefano. Il santo, primo martire cristiano, è raffigurato con una pietra sulla la testa che simboleggia la morte per lapidazione; - San Rocco e Sant’Antonio abate. L’affresco, incorniciato da un motivo che imita il marmo, è datato 1506; - San Sebastiano alla colonna. Ai piedi del santo l’iscrizione del committente; - Gruppo di sei ex voto. Da notare, nel primo e terzo riquadro in alto, scene di situazioni pericolose legate a lavori domestici e agricoli per le quali si invoca l’aiuto della Vergine; - Gruppo di cinque ex voto. Parete Nord: - San Nicola da Tolentino. Importante santo taumaturgo nacque nel 1245 a Sant’Angelo in Pontano (Mc). Fu monaco agostiniano e morì a Tolentino nel 1305. Si riconosce dal giglio e dal sole rappresentato sull’abito; - Frammento di ex voto; - Sacra Conversazione. Raffigura la Madonna col Bambino, un santo monaco e San Rocco inginocchiato. L’affresco riporta il nome del committente e la data 1525. La scena è realizzata all’interno di una elaborata cornice architettonica. Tra le foglie di acanto del fregio sottostante la firma dell’autore Marchisiano di Giorgio; - Frammento di ex voto; - San Sebastiano; - Madonna adorante il bambino; - Madonna con Bambino e San Rocco. La figura di San Rocco sulla destra sembra sia stata aggiunta a lavoro iniziato. Sullo sfondo gli usuali drappi decorati; - Santi Sebastiano e Rocco. I santi si trovano all’aperto davanti a due drappi che ne esaltano la figura. San Rocco che indossa il mantello in un’inedita versione, porge a San Sebastiano un cappello rosso; - San Rocco; - Santa Lucia; - San Domenico. Il santo è ritratto nell’atto della predicazione con il libro aperto. Parete Est: la parete Est presenta gli affreschi di maggior pregio artistico. Da sinistra l’Adorazione dei Pastori, al centro Dio Padre, a destra una Annunciazione. L’Adorazione dei Pastori ha sullo sfondo un imponente edificio con archi e colonne che fa pensare alla struttura del vicino anfiteatro romano. Nella stalla si scorgono il bue e l’asinello mentre fuori San Giuseppe la Madonna ed i pastori adorano il Bambino, disteso a terra e con il capo appoggiato ad un covone di grano. Dall’esame delle figure presenti si evidenzia una diversità stilistica e la partecipazione di più mani al lavoro. Al centro dell’arco è raffigurato Dio Padre che sostiene il globo del mondo nella mano sinistra e lo benedice. L’Annunciazione si presenta con una disposizione spaziale insolita: la Madonna è raffigurata all’interno di una stanza rinascimentale mentre l’angelo Gabriele, con le braccia conserte e privo di volto per un maldestro restauro del tetto, è dipinto ancora in volo nell’atto di scendere sulla terra. Interno della cappella La cappella, chiusa da una pesante inferriata, è la parte più antica della chiesa, alla quale venne poi aggiunto il resto dell’edificio attuale. Al centro è raffigurata la Madonna della Maestà, l’affresco più antico della chiesa, che viene fatto risalire al Trecento. La Madonna tiene in braccio il Bambino che regge un uccellino sul dorso della mano destra. Alla destra del dipinto della Madonna vi è San Rocco, sulla sinistra San Sebastiano, datato 1437 e firmato da Gasparino da Parma. La cappella venne rivestita di stucchi raffiguranti le scene del Battesimo di Cristo e di San Giovanni Battista nel XVI secolo e fu coronata da una piccola cupola a pianta ellittica e a sesto ribassato.
Indirizzo Chiesa della Maestà, S. S. n. 78 Picena
approfondimenti
Data costruzione: XIII Secolo
-Chiesa SS. Addolorata
Il portale in pietra bianca è di origine romana. L' Interno ad una sola navata, con abside dietro l'altare era tutto affrescato.
L’edificio è costruito con mattoni a faccia vista, con contrafforti di sostegno alla struttura sul lato nord. Lo stile della costruzione richiama nella sua architettura la coeva Chiesa della Maestà. Il portale in pietra bianca è di origine romana, quasi certamente proveniente da un arco trionfale. La facciata ha subito un rifacimento nel 1886 quando, per allineare gli edifici del corso, fu arretrata di circa 1,5m. In quella occasione il rosone da circolare fu reso semicircolare. L’interno è ad una sola navata, il tetto è a copertura lignea a capriate. Alle pareti si aprono cinque nicchie, che corrispondono alle strutture di rafforzamento esterno. Gli affreschi, recentemente restaurati, risalgono ai primi del ‘500. Sulla parete a sinistra dall’ingresso: - Battesimo di Cristo con San Giovanni; - Madonna col Bambino seduta in trono con San Sebastiano e San Rocco. In un riquadro sotto l’affresco, una scritta ricorda un evento straordinario accaduto il 14 giugno 1530 ad Urbisaglia; - Quadro su tela ad olio raffigurante la Madonna di Loreto con Sant’Antonio da Padova e Sant’Antonio Abate. L’autore, Giuseppe Locatelli nato a Mogliano nel 1751 e morto a Tolentino nel 1828, dipinse l’opera prima di essere chiamato a Milano da Napoleone Bonaparte; - Sant’Antonio Abate in trono con gli angeli. Nei riquadri superiori l’Annunciazione e a fianco, storie di Sant’Antonio; - Santa Lucia e San Rocco. Sulla parete a destra dall’ingresso: - Madonna in trono con il Bambino. A fianco un frammento di ex voto; - Santa Caterina d’Alessandria, Sant’Antonio da Padova e Santa Lucia; - Quadro su tela raffigurante la Madonna di Loreto in volo con la Santa Casa , Sant’Antonio e Mosè; - Madonna in Gloria con il Bambino, San Catervo con in mano la città di Tolentino, San’Antonio da Padova ed un santo non distinguibile, probabilmente San Nicola da Tolentino; - Deposizione con Padreterno in alto e San Giovanni a destra. A fianco frammenti dei Misteri del Rosario. Sulla parete di fondo, sopra le porte laterali all’altare, a sinistra la Vergine della Purità col Bambino provenienti da una chiesa scomparsa (sec. XV), a destra un dipinto a tempera del tardo ‘800 raffigurante Sant’Andrea d’Avellino. La chiesa è dotata anche di un gruppo ligneo dell’800, utilizzato nella processione del Venerdì Santo, raffigurante i personaggi della Passione: Gesù Morto (sotto l’altare), la Vergine addolorata, San Giovanni e Santa Maria Maddalena.
Ingresso libero
Indirizzo Corso Giannelli
approfondimenti
Proprietà: confraternita
Data costruzione: XV Secolo
-Collegiata di San Lorenzo
La chiesa, a pianta circolare con otto colonne che sorreggono gli archi a tutto sesto, venne costruita fra il 1790 e il 1800. Dal 1925 iniziò la sua ristrutturazione e la decorazione secondo lo stile del tempo. Nello stesso periodo Ciro Pavisa (1890-1973) affrescò l’abside con cinque episodi della vita di San Lorenzo.
Gli affreschi, che fanno riferimento alla vita di san Lorenzo, completati da una epigrafe che ne chiarisce il significato, sono, da sinistra: Guarigione degli ammalati (“Diede la vista ai ciechi”), I Tesori della Chiesa (“Questi sono i testori della Chiesa”), Il supplizio sulla graticola (“Sulla graticola non negò Dio”), Arresto di Sisto II (“Dove vai, padre, senza il figlio?”), Esercizio del Ministero (“Sbrigati a battezzarmi”). Di notevole interesse, nella prima cappella a destra dell’ingresso, il Trittico di Stefano Folchetti di San Ginesio, del 1507, come riferito dal cartiglio centrale. Esso rappresenta al centro lo sposalizio mistico di S.Caterina d’Alessandria con Gesù e, ai lati, San Lorenzo martire e San Pietro apostolo. Sulla predella sono raffigurati i dodici apostoli con al centro la figura del Cristo. Nel pilastro laterale sinistro le figure di San Sebastiano, San Francesco d’Assisi e San Nicola da Tolentino. Nel pilastro laterale destro San Rocco, Sant’Agata e Santa Apollonia. Nei semipennacchi è raffigurata l’Annunciazione. Nella seconda cappella a destra dall’ingresso l’altare del Sacro Cuore, la cui effige, molto venerata dagli urbisagliesi, fu portata in processione nell’aprile del 1893 per invocare la pioggia dopo un lungo periodo di siccità. Secondo la devozione la richiesta venne esaudita e da allora, ogni 28 aprile, si celebra ad Urbisaglia la festa votiva del Sacro Cuore. Ai lati del Sacro Cuore altri due affreschi del Pavisa: la Crocifissione e l’Ultima Cena. Nella seconda cappella a sinistra dall’ingresso, la Vergine del Rosario, opera che imita la Madonna del Rosario di Lorenzo Lotto conservata a Cingoli nella chiesa di San Domenico. La tela, datata 1577, raffigura la Madonna in trono con il Bambino, circondata dalla rappresentazione dei 15 misteri del Santo Rosario, legati fra loro da una corona. La tela conservata sulla sinistra della stessa cappella rappresenta la Madonna circondata dai santi patroni di Urbisaglia: papa San Pio V, San Lorenzo martire, San Giorgio e San Marone.
Ingresso libero.
Indirizzo Piazza Garibaldi
approfondimenti
-Criptoportico
Si sviluppa con pianta ad U intorno al tempio dedicato alla Salus Augusta, come attesta la scritta "Salus Augustae Salviensis" presente sui bolli impressi sui mattoni dell'officina.
Il complesso, delimitato da un ampio recinto sacro, si apriva sulla strada antistante ( la Salaria Gallica ) e prospettava con grande effetto scenografico sull’area forense. Il Tempio prostilo esastilo (con sei colonne sulla fronte), delle dimensioni di circa m 16 x 30, era dedicato alla Salus Augusta e di esso attualmente si conservano solo parte del podio, privo dell’originale rivestimento di blocchi e lastre calcaree, e le tracce dei muri divisori interni. L’ingresso principale avveniva in una prima fase attraverso un’ampia scalinata centrale, in una seconda - successiva al crollo di un corridoio ancora in situ -, probabilmente attraverso due rampe simmetriche sui lati, che portavano ad una piattaforma dalla quale, un’ulteriore scalinata centrale, permetteva l’accesso al pronao. Da questo, attraverso un ampio portale si entrava nella cella dove, sulla parete di fondo di un abside semicircolare era contenuta la statua della divinità. Il Criptoportico è una struttura semi-sotterranea formata da quattro gallerie che circondano il Tempio. Tre di esse erano divise in due navate mediante una serie di pilastri rettangolari collegati da archi. Le due gallerie laterali nord e sud sono lunghe 52 metri , quella di raccordo orientale misura 42 metri .Le gallerie erano interamente decorate ad affresco: il braccio meridionale, aperto alle visite, permette ancora di apprezzare le interessanti decorazioni pittoriche di età tiberiana, riferibili al III stile pompeiano, divise su tre fasce delle quali quella superiore quasi completamente perduta. La parete presenta, sopra ad uno zoccolo decorato con pannellature di colore scuro, una serie di quadri raffiguranti trofei militari nei quali si distinguono ancora elmi, lance, scudi, etc. Questi riquadri sono separati da listelli verticali decorati da candelabri. Nella fascia superiore, conservata solo in parte, la decorazione presenta raffigurazioni naturalistiche con animali esotici, scene di caccia e maschere lunari; nel complesso i modelli iconografici scelti sono legati alla propaganda augustea ed imperiale. I muri perimetrali sono in opera mista, costituita da conci di pietra alternati a file di mattoni, raddoppiati all’esterno da un secondo muro e protetti all’interno, dalle infiltrazioni d’acqua e dall’umidità, da un pavimento in opus spicatum.La costruzione del Criptoportico risale all’inizio del regno di Tiberio (prima metà del I secolo d.C.).
ORARIO VISITE GUIDATE (0733.512648 COMUNE DI URBISAGLIA – 0733.202942 MERIDIANA SRL)
Indirizzo Contrada Anfiteatro
Data costruzione: Prima metà del I secolo d.C.
-Edificio “a nicchioni”
Si tratta di una struttura di contenimento, realizzata presumibilmente nelle prime fasi di urbanizzazione, che permetteva il raccordo dei vari terrazzamenti in base ai quali era organizzata la città.
L’edificio è formato da un muro con cinque nicchie con funzione di controspinta al terreno retrostante, ed era obliterato alla vista dalla presenza di un criptoportico - forse costituito da tre gallerie su due navate, due delle quali visibili e decorate da affreschi parietali oggi scarsamente leggibili - che abbracciava la piazza antistante, anche questa terrazzata ad est ed affacciata verso l’area pianeggiante della città e sul Foro. In quest’area i resti romani vennero adoperati in epoca moderna anche per la costruzione di case coloniche utilizzate attualmente dalla Soprintendenza per Beni archeologici delle Marche e dall’Università degli Studi di Macerata come laboratorio e magazzini in funzione degli scavi che si stanno tuttora conducendo. Da notare un tipico forno a legna moderno costruito nei pressi del muro a nicchioni.
ORARIO VISITE GUIDATE (0733.512648 COMUNE DI URBISAGLIA – 0733.202942 MERIDIANA SRL)
Indirizzo Contrada Anfiteatro
-Mura
Le Mura costituiscono uno degli esempi di fortificazioni fra i più appariscenti e meglio conservati delle Marche. Perfettamente aderenti alle necessità imposte dalla conformazione del pendio su cui sorge la città, la loro costruzione risponde piuttosto che a delle necessità difensive - nell’Italia augustea ormai pacificata anche il problema del brigantaggio era ormai estremamente ridotto - ad una volontà di autoaffermazione e auto-rappresentazione della città, emblema e simbolo della comunità e strumento propagandistico.
La tecnica costruttiva è quella laterizia a doppia cortina, ed il perimetro completo, oggi solo in parte visibile, è di circa due chilometri e mezzo. Lungo il circuito murario vi erano delle torri di guardia, a pianta poligonale, poste quando possibile ad una distanza regolare di ca. 40 m , misura che corrisponde all’incirca alla distanza percorribile da un tiro di freccia. Due le porte di ingresso facilmente individuabili: la Porta Nord e la Porta Gemina. La Porta Nord era posta al fondo di un cortile di forma trapezoidale, cosa che consentiva una migliore difesa in quanto il nemico che avesse cercato di superare la porta poteva essere colpito non solo di fronte, dall’alto della cinta, ma anche dai due fianchi, da una posizione quindi fortemente dominante. Porta Gemina, è così denominata perché caratterizzata da due aperture, secondo una tipologia frequente presso i romani. Il monumento è oggi di difficile lettura poiché alla Porta Gemina è stata sovrapposta in due fasi nel corso del XIX sec. una casa colonica. Monumenti funerari a torre. Nei pressi della Porta Nord si possono osservare due strutture di cui resta il solo nucleo cementizio: si tratta di due monumenti funerari a torre che fiancheggiavano, al di fuori delle mura, il percorso stradale e che in origine dovevano essere decorati da lastre di rivestimento, contenere l’urna sacra con le ceneri del defunto ed anche l’epigrafe che ne tramandava la memoria ai posteri.
Indirizzo Via della Circonvallazione
approfondimenti
-Palazzo Comunale
La fronte del Palazzo Comunale, lungo il C.so Giannelli, conserva murate quattro interessanti epigrafi romane, di cui due in copia e due originali.
La prima da sinistra (originale) è dedicata a Gaio Salvio Liberale Nonio Basso, uno dei personaggi più importanti di Urbs Salvia il cui nome di famiglia “Salvio” rimanda probabilmente ad un antenato schiavo della città successivamente liberato. Fu grazie alla sue capacità retoriche, ma soprattutto all’aiuto del “parente” urbisalviense Flavio Silva -costruttore dell’anfiteatro-, che percorse un’eccellente carriera fino ad accedere al consolato, carriera esaltata proprio da quest’epigrafe funeraria. La seconda da sinistra è la copia del testo epigrafico iscritto su di un piedistallo che sorreggeva un dono -la cui natura è a noi ignota- che, dopo l’età traianea, Tito Flavio Massimo -di ordine equestre e la cui origo è probabilmente urbisalviense, mentre era amministratore dell’imperatore in oriente dedicò agli dèi e alle dee di Urbs Salvia. L’originale è conservato presso la Raccolta Archeologica dell’Abbazia di Fiastra. Anche l’originale della terza epigrafe è conservato presso la Raccolta archeologica dell’Abbadia di Fiastra, e si tratta di un’ara funeraria che Marco Calvio Sabino, ex schiavo, dedicò al padrone, Marco Calvio Clemente, che gli concesse la libertà. Quest’ultimo era certamente un personaggio importante nella città, avendo rivestito la carica di quattuorviro, carica forse legata ad Urbs Salvia al collegio sacerdotale degli Augustales. La quarta è un’epigrafe funeraria (originale) dedicata a Vitellia Rufilla, moglie del console Gaio Salvio Liberale e madre di Vitelliano autore di questa dedica. Come testimoniato dal testo Vitellia Rufilla fu per tutta la vita flaminica Salutis Augustae, ovvero sacerdotessa della Salus Augusta, il cui culto veniva officiato nel principale Tempio forense di Urbs Salvia.
Indirizzo Corso Giannelli
approfondimenti
-Parco Archeologico di Urbis Salvia e Rocca
Il Parco gravita nell’area della colonia romana di Urbs Salvia, che si estende su di una superficie di circa 40 ettari , a cavallo della Strada Statale 78, tra le frazioni di Convento a Sud e Maestà a Nord. L' assetto monumentale che la città ancor oggi conserva va riferito ad un piano urbanistico coerente ed unitario avviato a partire dall' età augustea e proseguito in quella tiberiana, caratterizzato dallo sfruttamento e monumentalizzazione dei terrazzi naturali che caratterizzano questo lato della valle del Fiastra, costituendo certamente un imponente effetto scenografico.
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1 novembre/28 febbraio - 16 settembre/31 ottobre
Sab. dom. e festivi 10.00 - 13.00/15.00 - 16.30
1 marzo/15 giugno
Sab. dom. e festivi 10.00 - 13.00/15.00 - 18.00
16 giugno/15 settembre
Tutti i giorni 10.00 -13.00/15.00 - 19.00
-Piazza Minerva
Piazza Minerva è un compendio di poetica, simbolismo e funzioni. Progettata dall’artista romano Giuliano Giganti, ha come motivo conduttore l’uomo raffigurato come sagoma, l’uomo geometrico, che ora esalta la tecnologia simboleggiata dall’automobile, ora stringe fra le braccia la nuvola come metonimia della natura.
La piazza impegna circa 2100mq e presenta una pavimentazione di fondo in pietre di porfido grigio: l’intero spazio è nettamente connotato come luogo destinato a raccogliere il movimento del sole e ad essere suo interprete. Il centro della piazza è costituito dalla rosa dei venti, da cui si dipartono otto grandi sagome d’uomo, del tipo che si è descritto. La rosa dei venti segnala le direzioni intercardinali dette “venti”, poiché indicano le direzioni di provenienza dei venti i cui nomi sono scritti in nero nelle sue punte. La parte centrale della rosa riporta una scritta circolare che formula un’antica e sempre attuale domanda: “Che genere di speculazione si ricava dallo scorrere del tempo”. Un altro elemento importante di questa costruzione è l’orologio analemmatico. Questo tipo di orologio solare non utilizza un proprio stilo o gnomone predeterminato e istallato come elemento fisso. E’ la figura umana che, collocandosi nella casella corrispondente al mese corrente, funge da stilo e quindi, con la propria ombra, segnala l’ora solare del luogo. Un ulteriore elemento che caratterizza piazza Minerva e la grande scacchiera che fa da cerniera tra la piazza e la scena del teatro. Il teatro, di forma semicircolare, può ospitare circa 500 spettatori. La cavea è limitata da una recinzione in cui sono istallate 30 figure, realizzate combinando triangoli di ferro zincati a caldo e saldati fra di loro negli angoli. Le figure si muovono da destra e da sinistra rispetto al centro presidiato da un grande triangolo, somma di tanti triangoli, e si librano liberamente per afferrare la luna, una nuvola, una casa, una tavolozza, giocando con candele, tenendo un’automobile, un arcobaleno, rincorrendo un pallone. C’è anche una figura acefala attorno alla quale ruotano 8 teste, a rappresentare la continua ricerca della propria identità. Ai lati di Piazza Minerva Giganti ha collocato sette panchine zincato: ciascuna panchina è sorretta da una coppia di sagome-uomo. Ciascuna coppia è colta in una posizione diversa: riversa a terra, poggiata su una mano e su una gamba piegata a terra, oppure su un piede e con la gamba sollevata da terra, tutte a simboleggiare il legame dell’uomo con la terra e il suo progressivo distacco.
Indirizzo Piazza Minerva
-Porta Trento e Porta Piave
Le mura di Urbisaglia medievale erano interrotte da due porte ogivali, Porta Piave (già denominata Porta Fiastra perché si affaccia sulla valle del Fiastra) e Porta Trento (già Porta Entogge, dalla valle del torrente Entogge). Quest’ultima, con una ghiera in cotto, è ad arco acuto e parzialmente interrata. Imponente il fornice che delimita uno spazioso vano con volta a botte. Le porte avevano la funzione di isolare il paese durante la notte e quando scoppiavano casi di epidemia. In questo caso restava aperta solo Porta Piave (Fiastra), nella quale le guardie cittadine dovevano effettuare severissimi controlli ai forestieri che si presentavano, sotto la rigida responsabilità di due deputati eletti dal Consiglio Comunale.
Ancora visibili all’interno della porta i cardini per la chiusura e, a destra della fonte, un piccolo sportello in metallo appartenente al sistema di illuminazione stradale ad olio istituito nell’800: all’interno dello sportello, tenuto chiuso a chiave, veniva agganciata la catena che sosteneva la lampada; la catena veniva sganciata quando si doveva abbassare la lampada per rifornirla d’olio. Le porte erano difese da torrioni, alienati dal Comune nel sec. XIX ed abbattuti per edificare le abitazioni dei nuovi proprietari. Sulle porte erano collocati, per tradizione, gli stemmi del papa regnante e della comunità, raffigurante San Giorgio che uccide il drago.
Indirizzo CIRCONVALLAZIONE DI LEVANTE E DI PONENTE
-Rocca medioevale
Imponente costruzione destinata alla difesa della valle, fu più volte danneggiata da guerre tra i signori dei castelli limitrofi.
La Rocca è posta nell’angolo occidentale del tracciato delle mura della città antica. La sua posizione, dominante l’intero spazio cittadino, fa ipotizzare che qui fosse localizzato l’arce o il Campidoglio. Tracce consistenti di agglomerati in calcestruzzo di epoca romana sono ancora oggi visibili all’interno della Rocca. In questo luogo si rifugiò la popolazione nel periodo successivo alla caduta dell’impero romano, quando ci fu il ritorno alle alture per motivi di sicurezza, dando origine al Castro de Orbesallia. Già i documenti del XII secolo ci testimoniano la presenza di una fortificazione, più volte rimaneggiata e riadattata nei secoli a causa dei continui scontri fra Urbisaglia e Tolentino. La Rocca , nelle sue forme attuali, fu terminata nel 1507, dopo due secoli di dominazione tolentinate, per prevenire ribellioni della cittadinanza insofferente al suo potere. Nella costruzione dell’edificio sono state applicate le tecniche caratteristiche delle fortificazioni concepite dopo l’avvento della polvere da sparo: i torrioni e le cortine sono provvisti di una forte scarpatura e, a livello del piano di calpestio, sono presenti le bombardiere dove venivano piazzate le bocche da fuoco. La Rocca ha forma di trapezio, con lati disuguali e quattro torrioni agli angoli. Questa forma asimmetrica risponde alle funzioni che Tolentino attribuiva alla Rocca: difesa da un eventuale attacco dall’esterno e, nello stesso tempo, controllo e repressione di una eventuale ribellione interna. L’ingresso originario si apriva nella torre di guardia posta sotto al mastio. Vi si accedeva per mezzo di una scala di legno che, in caso di pericolo, poteva essere ritirata. L’ingresso era comunque protetto dal prospiciente torrione settentrionale e dal sovrastante mastio. L’interno della Rocca è in parte occupato dai ruderi delle precedenti fortificazioni. Nei torrioni sono situate le troniere per effettuare il tiro diretto e fiancheggiante. In particolare, all’interno del torrione sud, si scorgono le tracce delle mura romane, e fra il torrione sud e quello est si nota una sorta di caditoia che probabilmente serviva da latrina. Il Mastio, che ha subito vari rifacimenti dal XII al XV secolo, conserva all’interno tre vani, adibiti ad abitazione della guarnigione. I camminamenti di ronda, ancora percorribili, erano forniti di caditoie e feritoie per il tiro ficcante e piombante. Dall’alto della Rocca si apre un magnifico panorama che spazia dai Monti Sibillini fino al mare, e una vista d’insieme sul borgo di Urbisaglia.
ORARIO VISITE GUIDATE (0733.512648 COMUNE DI URBISAGLIA – 0733.202942 MERIDIANA SRL)
Indirizzo Via della Rocca
Proprietà: comunale
Data costruzione: XII-XIII Secolo
-Sacrario ai Caduti di tutte le Guerre – Museo delle armi e delle uniformi militari
Costruito per iniziativa della locale sezione dei combattenti reduci, ricorda i numerosi cittadini che si immolarono per la patria.
0733.506566 (PRO LOCO) – 0733.202942 (MERIDIANA SRL)
Indirizzo Via Sacrario
Proprietà: comunale
Data costruzione: Ultimo dopo guerra
-Serbatoio
Si tratta del Serbatoio di arrivo e decantazione dell’acquedotto romano, acquedotto costituito da un cunicolo sotterraneo coperto a volta e con pareti in opera laterizia che percorreva il crinale del colle per una lunghezza di oltre km 1,5.
Il Serbatoio serviva a raccogliere, far decantare e pulire l’acqua proveniente dall’acquedotto prima che defluisse al sistema di distribuzione della città. La struttura, alla quale si accede oggi tramite uno stretto passaggio, è formata da due gallerie a volta comunicanti, rivestite di malta idraulica, della capacità di 1.000 metri cubi d’acqua, lunghe circa 50m e larghe 2,90m. In riferimento all'immagine: A) Pozzetti di aereazione: avevano la funzione di purificare l’aria e permettere, allo stesso tempo, l’uscita dell’aria all’ingresso dell’acqua. Consentivano inoltre l’ispezione del serbatoio; B) Foro di uscita dell’acqua: da questa uscita l’acqua veniva convogliata verso il sistema di distribuzione caratterizzato certamente dalla presenza di un castellum aquae, da condutture di piombo e terracotta che distribuivano l’acqua a terme, fontane pubbliche ed ad alcune case private; C) Apertura di comunicazione fra le due gallerie; D) Bocca d’immissione dell’acqua: l’acqua proveniente dall’acquedotto affluiva al Serbatoio tramite questa apertura; da notare le concrezioni calcaree formatesi nel corso dei secoli. Nella volta a tutto sesto sono ancora visibili le impronte lasciate dalle tavole usate per gettare la malta cementizia.
ORARIO VISITE GUIDATE (0733.512648 COMUNE DI URBISAGLIA – 0733.202942 MERIDIANA SRL)
Indirizzo Via Sacrario
-Teatro
E' realizzato in opera laterizia; della scena si conservano le fondazioni, gli alloggiamenti per i macchinari e le canalizzazioni per lo sgombero delle acque. Fra i materiali recuperati, particolare interesse storico rivestono la testa apollinea e 2 statue.
In riferimento all'immagine: A) Tempietto a pianta quadrata dedicato forse ad Apollo; B) Cavea. Addossata in parte al pendio della collina ed in parte poggiante su sostruzioni, ospitava gli spettatori. Le gradinate erano suddivise in tre settori separati tra loro da due corridoi anulari. Misura 85m di diametro; C) Vomitorium. Passaggio di accesso alla cavea; D) Ambulacrum. Corridoio anulare che permetteva l’accesso e la distribuzione del pubblico alla cavea, proteggendo contemporaneamente l’edificio dai dissesti del terreno; E) Scala di accesso all’Ambulacrum. Da notare il dissesto operato dalle frane del terreno; F) Parascaenia. Ambienti rettangolari disposti simmetricamente ai lati della scena per il deposito dei materiali necessari allo spettacolo e per l’accesso al teatro; G) Resti di decorazione parietale; H) Aditus. Corridoio di accesso all’orchestra; I) Orchestra. A forma di semicerchio, misura 27m di diametro. Qui potevano prendere posto i musici; J) Proedria. Fila di sedili riservati alle autorità; K) Euripo. Rete di condotti di scolo che permetteva il deflusso delle acque; L) Scena. Dell’ampio edificio scenico, lungo 54m, rimangono scarsi resti dei muri di fondazione, coperti in epoca recente con materiale cementizio di color rosa. La scena era certamente ornata da un ricco e sontuoso apparato scultoreo; M) Porta regia. Entrata in scena riservata agli attori protagonisti; N) Porta hospitale. Entrata in scena degli attori non protagonisti; O) Camerino. Da notare, sull’angolo, una latrina; P) Pozzetti quadrati che ospitavano le armature lignee del sipario; Q) Porticus post scaenam. Porticato quadrangolare che si ergeva dietro l’edificio scenico, e di cui scavi ora coperti hanno rimesso in luce i resti dei plinti delle colonne in laterizio; R) Porzione ben conservata di opus reticolatum.
ORARIO VISITE GUIDATE (0733.512648 COMUNE DI URBISAGLIA – 0733.202942 MERIDIANA SRL)
Indirizzo Contrada Anfiteatro
Data costruzione: Prima del 23 d.C.